giovedì 10 luglio 2014

La mamma del romanzo rosa.

Oggi, se il tuo professore di letteratura del liceo t'incontrasse in libreria mentre poggiate sul bancone della cassa "Il diavolo veste Prada", probabilmente scuoterebbe la testa con aria mesta, pensando "Non ti ho insegnato proprio niente".
Certo, vuoi mettere il figurone di sbattergli in faccia un saggio di autore polacco sulla transizione dal regime comunista, pagine 1532, trasportabile solo con transpallett?!
Ecco, mentre voi state pensando a come sottrarvi all'imbarazzo dicendo "Eh, è un regalo per un'amica, io . . . io volevo leggere questo", agguantando come salvagente il primo libro che vi capita a tiro (e con la fortuna che avete, sarà un dizionario tascabile swaili-urdu), ve la do il la via d'uscita.
Jane Austen vi dice qualcosa?
Lei, la divina Austen è l'origine, l'alpha e l'omega, la stella polare, il Nord, lo Zenit, l'omphalos di Delphi.
Sì, la mamma dei romanzi rosa è proprio Jane Austen.
Orgoglio e Pregiudizio: cinque sorelle a caccia di un uomo. Protagonista femminile divertente e sagace, protagonista maschile ruvido al tatto ma eroe sottopelle. Alla fine del libro, sono tutti sposati, felici e contenti.
Emma: una ragazza, giovane, ricca, bella e viziata che passa metà del suo tempo a combinare coppie improbabili, per non accorgersi di essere lei stessa innamorata dell'uomo più diverso da lei.
Ragione e sentimento: è la prava che tra uomo e donna l'amicizia non esiste. Se lo aveva capito Jane Austen nel 1811, perché noi, nel 2014, ci ostiniamo a provarci?
Visto?! La cara Jane, seppur con duecento anni sulle spalle, ci aveva visto lungo: donne incasinate, famiglie sottosopra e amore, amore, amore. L'ho scritto amore?
Gli intellettuali snob classificano il romanzo rosa come una lettura fast-food: placa la fame ma non nutre. Una scorciatoia del ventesimo secolo.
E invece no, signori miei! Il romanzo rosa ha le sue origini ben indietro nel tempo, tanto da essere una corrente letteraria con annessi e connessi!
Quindi, la prossima volta che incontrate il professore di letteratura, non mettetevi a cercare come delle disperate un trattato di Leibnitz (il filosofo, non i biscotti), ma rispondetegli con orgoglio (e pregiudizio): Sì, ho comprato "Il diavolo veste Prada, perché ho bisogno di nutrire l'Elizabeth Bennett che c'è in me.
Lettici rosa, andate in pace, con la benedizione di Jane Austen.

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