mercoledì 5 agosto 2015

Questione di idoli

Ho superato il periodo del nichilismo, quello del "fa tutto schifo", quello del "fanno tutti schifo", quello del "che schifo a prescindere", e sono entrata in quello del "dare a Cesare quello che è di Cesare". In particolare quando si tratta di confronto tra generazioni.
Quello che ho avuto io rispetto a quello che hanno i teen-ager di oggi, non è meglio, ma solo diverso. Quello che hanno avuto i teen-ager degli anni '80-'90 rispetto a me, non era meglio, solo diverso.
E quindi, non metterò  più alla gogna le adolescenti che si strappano i capelli per un idolo pop, perchè anche io, lo ammetto, a mio tempo, avuto la mia boy band.
Avevo 12 anni, era il 2000 e i Backstreet boys non erano mai stati così belli, così famosi, così in cima alle classifiche musicali come allora. E Nick Carter era il mio principe azzuro: sì, aveva 12 anni più di me (li ha ancora), e si spostava tra Florida e California, mentre io giusto tra scuola e casa.
Ma potete biasimarmi? Avete presente come sono i coetani a 12 anni?! I maschi a 12 anni, sono in quel cono d'ombra amorfo tra uomo e un Picasso, che non si sapeva da che parte iniziare a guardarli . . .difficile immaginarli come principi azzurri. E quando vedi su MTV il video di "I want it that way", a 12 anni, non perdi la testa per Nick Carter di bianco vestito che scende dal jet privato?!
Ma scopro che per mia cugina maggiore di 10 anni è stato lo stesso. Ma con i Take That. Si firmava signora Owen e teneva i ritagli di giornale con la faccia di Marc in ogni diario, libro, cassetto e tasca, per essere sempre sicura di averlo a portata di occhi.
E lo stesso succede oggi per mia cugina minore. Il concerto degli One Direction praticamente non lo ha visto perchè ha passato tutto il tempo sugli spalti a piangere non reggendo all'emozione di averli davanti a sè dal vivo. Il papà si è goduto il concerto molto di più e si vocifera che abbia addirittura azzardato due passi di danza.
Qunidi tutto questo per dire che le boy-band sono un esempio di onestà intellettuale: nessuna boy band, nè Take That, nè Backstreet boys, One Direction hanno mai dichiarato di voler cambiare la storia della musica. Loro sono lì, cantano bene, si vestono bene, ti vogliono far fare due risate, mettere di buon umore  e fine della storia. Le boy band servono per fare sognare, servono alle ragazzine per far credere loro che esiste qualcosa di meglio dei compagni di classe sformati dai brufoli. L'occhio vuole la sua parte.
Non punterò più il dito contro una ragazzina che piange davanti ad una foto di Harry Styles, perchè anche io lo sono stata, solo che io avevo Nick Carter ( e non avevo YouTube...la potenza del live motion potenzia di molto l'emozione, quindi per un certo verso le ragazzine di oggi soffrono più di me allora).
Detto questo, possiamo tornare tutti ad ascoltare gli AC/DC per dormire sonni tranquilli. Come presto farà anche mia cugina minore (ma che ora, almeno sa distinguere tra un ragazzo bello e un cesso).
Mi sa che sto diventando troppo buona...


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