lunedì 3 luglio 2017

Questione di punti di vista


Nella vita è sempre così. Quello che io vedo bianco, tu lo vedi nero. Cambi il punto di vista, cambi la percezione della realtà.
Prendiamo il Silenzio degli innocenti. Hannibal Lecter è un pazzo psicopatico che si MANGIA ORGANI INTERNI UMANI contornati da fave e bicchierata di Chianti, eppure nel film non si può che simpatizzare per lui che aiuta la giovane Clarisse.


Questione di punti di vista.
Ora, nei romanzi è più o meno lo stesso discorso: il punto di vista influenza l'intera storia.
In una classifica immaginaria, il POV più gettonato da chi scrive romanzi (io gioco in casa rosa, quindi parliamo di rosa) è quello in prima persona.
Il POV in 1° è immediato, solitamente con una narrazione al tempo presente a beneficio delle azioni veloci. Il lettore è nella testa della (o del) protagonista, vede, sente e prova ciò che questa vive.
Spesso con la scelta di questo POV lo scrittore spera di fare immedesimare il lettore nel personaggio per vivere la storia sulla sua pelle.
E' una tecnica che funziona e l'essere "dentro la storia" ti fa arrivare alla fine in scioltezza.
Il POV in prima ha due varianti, una delle quali da me usata in "Matrimonio di convenienza":
1 - POV LUI/LEI: i capitoli del romanzo si alternano con i POV del protagonista maschile e di quello femminile, che raccontano la storia nella loro versione con l'azione che riprende a partire da dove è finito il capitolo precedente (quindi senza ripetizione di eventi);
2 - finto POV in 1°: devo scomodare Il Grande Gatsby per farvi un esempio. La storia qui è sì narrata in 1° ma chi racconta non è il protagonista, ma un personaggio secondario che si pone come osservatore della storia che racconta. I protagonisti sono altri. E' un POV influenzato dalla propria opinione personale sugli eventi pur non essendo uno degli attori principali. Il romanzo funziona perchè non è lungo (lo assimilo a un racconto) e credo, parere del tutto personale, che se un romanzo più lungo (500 pagine) fosse narrato con questo POV potrebbe risultare un po' lento.
Passiamo al POV in 3° persona, utile quando la storia coinvolge la vita di più personaggi, ciascuna delle quali non s'intreccia necessariamente con le altre.
Questo narratore esterno alla storia ce la racconta, appunto, da fuori.
Può essere un osservatore estraneo che si limita a descrivere le azioni, in questo caso abbiamo una narrazione asciutta e con poca retrospettiva, al limite del copione.
Non mi piace tantissimo perché io sono un'impicciona e mi piace sapere TUTTO dei personaggi.


Questo narratore affida al lettore tutto il lavoro: devi cogliere dai gesti e dai dialoghi gli elementi per caratterizzare i personaggi e se non si legge con attenzione, il rischio è perdersi dettagli importanti finendo col trovare tutto un po' piatto. A me è capitato, ma dovrei smettere di leggere prima di dormire, perché la mia soglia di attenzione si abbassa parecchio. Mea culpa.
Poi c'è quello che TUTTI, a scuola, abbiamo conosciuto con Manzoni: il narratore onnisciente.


E' una terza persona ma, come piace a me, sa tutti degli affari di tutti, un simpatico pettegolo che mentre racconta la storia ti sfodera dei retroscena da applausi.
A titolo personale, posso dire che nei Promessi sposi, il capitolo sulla Monaca di Monza è uno dei migliori mai scritti con questo tipo di narratore.


Anche nel rosa troviamo il narratore onnisciente e rispetto al POV in 1° persona ha un grosso pregio e un grosso difetto:
-pregio: ti dà una panoramica a 360° dei personaggi aprendoti la porta sulla psicologia e sul passato di tutti. Nel POV in prima, invece, questo lo si ha solo per il protagonista mentre per gli altri bisogna affidarsi ai dialoghi.
- difetto: il tempo più usato per il POV in 3° è il passato e questo toglie immediatezza all'azione, rischiando di farla risultare un po' legnosa finché non ci si abitua.
Da lettrice devo dire che il POV in 1° mi piace per i romanzi contemporanei, perchè sentendoli parte del presente in cui vivo, mi piace pensare che la storia marci in parallelo con la mia vita. Il POV in terza, con i tempi al passato, lo preferisco per i romanzi ad ambientazione storica.
Ricordiamoci che il passato è il tempo delle favole: "C'era una volta...".
Nella scrittura sono più a mio agio con il POV in 1° anche se soffro il limite del non riuscire a mostrare tutto ciò che so dei personaggi secondari. La mia predilezione per questo POV è manifesta, avendoci scritto tre romanzi (due in prossima uscita).
Sto lavorando a un romanzo in terza e dopo un primo approccio scettico, una volta entrata nel ruolo di narratore, devo dire che mi piace gestire i protagonisti come un mastro burattinaio.
Chiudiamo ormai come consuetudine (come sono ecumenica oggi):
- LETTRICI, CHE ROMANZI PREFERITE? POV IN 1° O IN 3°?
- SCRITTRICI, CHE POV PREFERITE USARE PER LE VOSTRE STORIE?

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